30 set 2026
Visibilità degli asset, rilevamento delle minacce e controllo degli accessi convergono in un approccio integrato che permette di collegare ciò che accade negli ambienti OT alle azioni di enforcement sulla rete.
Gli ambienti industriali sono sempre più connessi. Ma conoscere davvero ciò che avviene all’interno di una rete OT resta tutt’altro che semplice.
PLC, HMI, server SCADA, sensori e altri dispositivi di campo convivono in infrastrutture nelle quali avere un inventario completo e aggiornato degli asset può essere complesso. Il problema non riguarda soltanto la visibilità: per applicare policy di accesso realmente efficaci, i sistemi di Network Access Control hanno bisogno di informazioni accurate e contestualizzate sugli endpoint OT.
È proprio nel punto di incontro tra visibilità, detection ed enforcement che si inserisce l’integrazione tra Radiflow e Belden.
La soluzione combina infatti le capacità di analisi degli ambienti OT/SCADA di Radiflow iSID con quelle di Belden NAC, creando un collegamento diretto tra il rilevamento di una potenziale minaccia e la possibilità di intervenire sulla rete.
Dalla conoscenza dell’asset alla protezione della rete
In un ambiente OT, sapere che un dispositivo è presente rappresenta soltanto il primo passo. Per valutarne correttamente il rischio servono informazioni sul dispositivo stesso e sul contesto in cui opera.
Radiflow iSID monitora passivamente il traffico degli ambienti OT/SCADA, senza effettuare probing attivo sui dispositivi sensibili, e costruisce un inventario degli asset continuamente aggiornato. Le informazioni raccolte possono comprendere tipologia e vendor del dispositivo, zona di rete, risk score, versione firmware e dati relativi ai protocolli.
Questa intelligence viene messa a disposizione di Belden NAC, che gestisce aspetti quali identità degli endpoint, autenticazione, policy di accesso e segmentazione della rete negli ambienti IT e OT. In questo modo il NAC può operare partendo da una conoscenza più approfondita degli asset industriali presenti nell'infrastruttura.
Il risultato è un modello nel quale detection e controllo della rete non rimangono due processi separati.
Tre scenari concreti per la sicurezza OT
L'integrazione si traduce in tre casi d'uso principali.
1. Un inventario OT che si aggiorna continuamente
Radiflow iSID trasferisce a Belden NAC gli attributi rilevati sugli asset OT, arricchendo le informazioni associate agli endpoint già conosciuti. La sincronizzazione consente quindi al sistema NAC di lavorare con informazioni contestualizzate provenienti direttamente dall'ambiente industriale.
2. Maggiore visibilità sui dispositivi sconosciuti
Uno dei punti critici nella gestione di una rete industriale è individuare dispositivi che non sono ancora presenti nell'inventario del NAC.
Con l'apposita opzione abilitata, gli asset identificati da iSID e non ancora conosciuti da Belden NAC possono essere aggiunti automaticamente come endpoint inattivi. In questo modo la discovery passiva di Radiflow contribuisce a ridurre il gap di visibilità senza garantire implicitamente al nuovo dispositivo l'accesso alla rete.
3. Dalla detection all'enforcement
È probabilmente questo il passaggio più interessante.
Quando iSID genera un alert, l'operatore può selezionare il dispositivo coinvolto e avviare da iSID l'azione verso Belden NAC. L'endpoint viene impostato come non compliant e il policy engine del NAC applica la risposta configurata, che può comprendere la riassegnazione della VLAN, il passaggio a un segmento con accesso ristretto, una notifica oppure il logging dell'evento.
Un aspetto importante, soprattutto nel mondo OT, è che l'enforcement non è automatico: la quarantena rimane un'azione esplicita dell'operatore per il singolo alert. Radiflow iSID non attiva autonomamente l'enforcement.
Unire intelligence OT e controllo degli accessi
Il valore dell'integrazione emerge quindi dal modo in cui le competenze delle due tecnologie si completano.
Da una parte, Radiflow iSID costruisce e mantiene la conoscenza dell'ambiente OT attraverso l'analisi passiva del traffico e il rilevamento delle anomalie. Dall'altra, Belden NAC mette a disposizione il livello di controllo necessario per gestire identità, accessi, policy e segmentazione della rete.
E c'è anche un vantaggio operativo importante: quando viene intrapresa un'azione di enforcement, il nome e l'ID dell'alert originato da iSID vengono riportati nel record di compliance del NAC. Questo crea una traccia condivisa dell'evento che può supportare le attività di analisi e remediation dei team OT, networking e security.
Verso una sicurezza OT più connessa
La protezione delle infrastrutture industriali non passa necessariamente dall'aggiunta di un ulteriore strumento isolato. Una delle sfide è piuttosto mettere in comunicazione intelligence, detection e capacità di intervento, facendo sì che le informazioni raccolte sulla rete possano essere trasformate in azioni controllate.
L'integrazione tra Radiflow iSID e Belden NAC segue proprio questa logica: arricchire il controllo degli accessi con informazioni specifiche del mondo OT e offrire agli operatori un percorso diretto dalla rilevazione della minaccia all'azione sulla rete.
Per le organizzazioni che gestiscono ambienti industriali critici, significa passare da una visione frammentata di asset, alert e accessi a un modello nel quale questi elementi possono lavorare insieme, mantenendo al tempo stesso il controllo dell'azione nelle mani dell'operatore
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